Rocchi e Baglioni assolti: «Incubo finito»
21 dicembre 2009 - da: La Nazione del 15/12/2009
Per loro è finito l’incubo di Calciopoli, iniziato nel maggio del 2006. Gli arbitri fiorentini Duccio Baglioni e Gianluca Rocchi sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Insieme hanno viaggiato alla volta di Napoli, dove ieri era in programma la fine del primo troncone di Calciopoli. Insieme hanno condiviso la soddisfazione di essere usciti dal tunnel giudiziario nel quale erano precipitati, convinti della loro totale estraneità, e insieme raccontano la loro Calciopoli.
Rocchi per quasi due anni si è portato addosso l’etichetta di arbitro internazionale ancora implicato nel processo di Napoli. In caso di condanna per lui si profilava la fine dell’attività arbitrale: il pubblico ministero aveva chiesto una pena di un anno e quattro mesi per frode sportiva e ogni volta che c’era un episodio dubbio nelle partite da lui arbitrate era pronto il ritornello dei critici: «Ma era davvero opportuna la designazione di un arbitro coinvolto in Calciopoli?».
«Non è stato facile — ricorda Rocchi, finalmente disteso — ma devo riconoscere che l’ambiente del calcio non mi ha fatto pesare questa situazione. Nessun calciatore né dirigente mi ha mai rinfacciato il fatto di essere imputato in questo processo. Anzi, devo ringraziare l’Associazione italiana arbitri, la Federcalcio e il presidente Abete che mi hanno dato la possibilità di continuare ad arbitrare e di diventare internazionale (dal gennaio 2008, ndr)».
Accanto al suo avvocato Nino D’Avirro («E’ stato un appoggio prezioso, in ogni momento»), Rocchi rivive tre anni e mezzo da incubo: dall’estate 2006, con la richiesta di 5 anni di squalifica da parte del procuratore Palazzi e le assoluzioni in primo e secondo grado, fino al processo penale di Napoli. Tutto per colpa di una telefonata fra il presidente della Lazio Lotito e il vicepresidente della Figc Mazzini due giorni prima di un Chievo-Lazio 0-1. «Un episodio così ti inquina la vita.. Se non hai la fortuna di avere una famiglia forte e degli amici veri, rischi di non farcela. L’unico momento in cui stavo bene e non pensavo a questo incubo era la partita. Fischiavo l’inizio e passava tutto».
Ancora più pesante la situazione di Duccio Baglioni, 48 anni fra una settimana, ex assistente arbitrale (fino a giugno 2007) e imprenditore nel ramo della ristorazione. Era accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva: per i Pm era uno dei membri della «cupola» di Calciopoli. Due le partite contestate: una Juventus-Lazio 2-1 con Dondarini e un Siena-Milan 2-1 con Collina. In quest’ultima occasione Baglioni annullò un gol di Shevchenko per un fuorigioco che non c’era. «Non dormii la notte per quell’errore» ricorda a distanza di quattro anni e mezzo. E’ stato prosciolto dalla giustizia sportiva, la Corte dei Conti ha archiviato la sua posizione a proposito della richiesta di maxi-risarcimento agli imputati di questo processo e ora è uscito pulito anche a livello penale. Alla valanga di Calciopoli Baglioni ha reagito in un modo tutto particolare: riprendendo i suoi studi universitari. «Volevo capire — spiega — cosa mi stava succedendo a livello legale. Ho scelto il rito abbreviato perché volevo mettere la parola fine a questa vicenda e volevo uscirne pulito, senza sperare nella prescrizione».
Ora è a due esami dalla laurea in Giurisprudenza. «Quando il giudice ha citato l’articolo 530 del codice di procedura penale ho capito che ero stato assolto. Ho provato una grande soddisfazione e una grande gioia. In un attimo mi è passata davanti agli occhi la mia vita, i miei trent’anni da arbitro prima e assistente poi. Ma festeggiare non si può, molti miei colleghi hanno avuto la vita rovinata da Calciopoli».
Simone Nozzoli - La Nazione
